La pasta italiana contaminata: come leggere le etichette?

L’inchiesta ieri sera trasmessa da striscia la notizia è il risultato dell’indagine condotta dall’associazione GRANOLUS che ha portato in laboratorio 8 marche di spaghetti per verificare la presenza di 4 contaminanti (don, glifosato, cadmio e piombo). I risultati non lasciano spazio a dubbi: tutti i prodotti ne contengono piccole quantità e due in particolare superano i limiti che la legge impone per i bambini sul Don (200 ppb).

Non c’è affatto da stare tranquilli! Specie se si considera l’effetto combinato che queste sostanze, assunte giornalmente, potrebbero provocare anche a bassi dosaggi soprattutto se assunte insieme (dato che la pasta considerata le contiene tutte e 3)!

La presenza di don, glifosato e cadmio insieme, nella pasta italiana, anche di marchi che dichiarano il 100% italiano rivela un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali.

Una pratica, peraltro (quella della miscelazione di grani contaminati e grani “sani”), vietata da un regolamento europeo del 2006 che cita “I prodotti alimentari conformi ai tenori massimi di cui all’allegato non possono essere miscelati con prodotti alimentari in cui tali tenori massimi siano superati”.

Perché grano straniero?

D’altronde le nostre analisi eseguite da Granosalus sono chiare: sulla pasta italiana e altri prodotti derivati, si è evidenziato la presenza di tracce di questo erbicida! Perdurano allora solamente 2 ipotesi: o il divieto viene trascurato, oppure il grano non è coltivato nel nostro paese!” Si propende sicuramente per la seconda ipotesi dato che le condizioni climatiche del nostro sud (dove la raccolta del grano si fa a temperature che sfiorano i 40 gradi) rende anti economico l’uso del glifosato utilizzato invece massicciamente in quei paesi dal clima umido per far maturare più velocemente il grano! Le condizioni ambientali particolarmente umide del paese nord americano favoriscono anche la presenza del deossinvalenolo (don), una micotossina tipica del grano, classificata come potenzialmente cancerogena.

Allora sorge la domanda…Chi userebbe un prodotto pesticida che fa rendere meno il raccolto???.

Ricordiamo che

Dal 17 febbraio 2018 è in vigore l’obbligo di indicare in etichetta il paese di coltivazione del grano e quello di molitura.

Per i prodotti bio, l’origine della materia prima era già obbligatoria!

Le confezioni di pasta secca made in Italy dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come a esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

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