Alimenti INDUSTRIALI per bambini: OMOGENIZZATI & CO

È quasi impossibile non riempire il carrello di cibi pronti quando si va a fare la spesa; li scegliamo sempre di più a causa del nostro stile di vita frenetico.

Per molte persone i cibi confezionati sono ormai più attraenti e accessibili dei cibi freschi.

Negli ultimi anni è cresciuta quindi in modo martellante la promozione di cibi industriali e la loro diffusione nelle famiglie e per i bambini. Parallelamente però sono aumentate in modo

preoccupante le malattie collegate alla dieta e agli stili di vita: da quelle acute, come la stitichezza, a quelle croniche come sovrappeso e obesità, diabete, disturbi del comportamento alimentare, tumori, ed allergie.

La diffusione dei cibi industriali va anche di pari passo con una diminuzione della qualità delle materie prime impiegate, con l’uso di grassi scadenti, sale, zucchero o dolcificanti artificiali, uso e abuso di additivi di ogni tipo (conservanti, aromatizzanti, coloranti, emulsionanti, addensanti, …), molti dei quali potrebbero essere associati ad effetti collaterali che nel caso dei bambini sono ancora più nocivi.

Parliamo ad esempio degli OMOGENIZZATI E I LATTI DI CRESCITA:

Gli omogeneizzati sono comodi è vero, ma costosi, poco ecologici e poco salutari: contengono stabilizzanti, aromi, talvolta conservanti, zucchero, hanno inoltre un elevato impatto ambientale a causa della lunga lavorazione industriale, degli imballaggi e delle monoporzioni.

I latti di crescita poi, sono totalmente inutili. La Commissione europea ha recentemente pubblicato un rapporto dal quale emerge che le formule per bambini nella prima infanzia non sono necessarie, alcune di esse possono contenere un tenore di alcune sostanze (ad esempio, zuccheri e aromi) non raccomandato per i bambini.

L’analisi nutrizionale degli alimenti industriali rivela che in generale sono meno nutrienti dei corrispondenti cibi preparati in casa, e che sono anche mediamente molto dolci. Anche se non sempre viene aggiunto saccarosio ma vengono usati zuccheri della frutta, l’abituare il bambino ad un gusto dolce favorirebbe abitudini alimentari scorrette, e lo conferma il fatto che molti bambini si abituano facilmente a questi cibi dolci industriali e rifiutano poi altro. Anche la consistenza morbida potrebbe contribuire ad instaurare, secondo gli scienziati, una sorta di “dipendenza” e rendere i bambini poi più restii ad accettare cibi di consistenza e forma differenti.

Infine, gli scienziati di Glasgow denunciano che almeno la metà dei cibi industriali esaminati sono etichettati come adatti dal IV° mese di età, in contrasto quindi con le raccomandazioni dell’OMS.

Nel 2008 un gruppo di ricercatori dell’ Università di Pisa ha analizzato 185 campioni di latte formulato, sia in polvere sia liquido e pronto all’uso, e 44 campioni di omogeneizzati di carne, di solito raccomandati dai 4 mesi di età di 7 diverse marche, tutti commercializzati nel 2008. Le carni usate erano di manzo, vitello, pollo, tacchino, coniglio, maiale, cavallo e agnello. L’analisi consisteva nel cercare la presenza di diversi tipi di zearalenone, una micotossina non steroidea prodotta da batteri spesso presenti in diversi cereali… il risultato?

Le micotossine erano presenti nel 28% dei latti e nel 27% dei campioni di omogeneizzati alla carne, senza differenze significative tra le marche!

 

Oltre a non essere più nutrienti dei cibi casalinghi, i cibi industriali:

1) Sono molto più costosi per le tasche dei corrispettivi fatti in casa… Un latte di crescita, per esempio, costa 2-3 volte di più del latte di mucca (e i pochi studi indipendenti parlano tutti a sfavore del suo uso, come abbiamo visto prima.

2) Hanno sempre lo stesso sapore. Chiunque li abbiaassaggiati sa che sembrano tutti uguali, in tutto il mondo. Per un bambino, che ha assaporato i cibi familiari attraverso il sangue placentare e il latte materno, hanno un gusto strano cui si dovrà abituare (spesso con fatica), per doversi poi riabituare ai cibi familiari (con altrettanta fatica: un doppio inutile passaggio). Grazie all’uso di cibi industriali fin dalla più tenera infanzia, molti bambini hanno poi difficoltà a  mangiare cibi freschi, perché sono ormai assuefatti ai sapori e alle consistenze dei cibi pronti.

3) Non aiutano il bambino a crescere in autonomia. I cibi industriali sono in generale semisolidi e il bambino li riceve dai genitori col cucchiaio. il bambino è quindi passivo e non esercita le sue abilità motorie: afferrare, portare alla bocca, masticare. A molti bambini non piace essere imboccati e lo fanno capire chiaramente, talvolta però i genitori sono tentati di insistere e cercano di imboccare i bambini con la forza o con l’inganno, con il risultato che si viene a creare una situazione di conflitto e stress intorno al momento del pasto.

4) Non sono migliori di quelli fatti in casa. Questi alimenti vengono lavorati in enormi quantità in grandi stabilimenti, con l’impiego di complessi macchinari: ciò comporta problematiche di approvvigionamento, conservazione, lavorazione e quindi di igiene molto complesse rispetto alla cucina di una casa. Il risultato di questi processi industriali sono dei cibi manipolati, a cui devono essere aggiunte sostanze chimiche necessarie a renderli appetibili e a mantenerli stabili nel tempo. Gli ingredienti di partenza spesso sono scadenti, e inoltre, sappiamo da alcuni studi e periodici controlli che anche nei cibi per bambini si possono trovare metalli pesanti,pesticidi, micotossine, ormoni o residui chimici noti come interferenti endocrini.

5)Sono altamente inquinanti. Tutti i cibi industriali contribuiscono ad inquinare l’ambiente, tanto più quanto sono elaborati. Spesso sono preparati con ingredienti provenienti da tantissimi paesi extraeuropei anche, e quindi con notevole impatto ambientale. Sono prodotti in fabbriche di un paese per essere confezionati o esportati in altri paesi, percorrono lunghissime distanze consumando molta energia. Le confezioni, spesso monodose, contribuiscono ulteriormente ad aumentare i rifiuti di cui disfarsi.

 

 

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